sabato 25 aprile 2015

E. A. Poe: le sfighe e la morte misteriosa



Edgar Allan Poe, che quando era piccolo si chiamava solo Edgar Poe, nasce a Boston nel 1809. Figlio di due attori, il padre abbandonerà la famiglia nel 1810, mentre la madre morirà di tubercolosi l'anno successivo, giusto per stare certi che il bambino non cresca troppo felice.
Per fargli sperare di poter avere un futuro decente però, viene adottato da un ricco mercante (commerciante di grano, tessuti, tabacco, tombe e schiavi: non necessariamente in questo ordine) che nel 1815 lo porterà con sé in Inghilterra, dove frequenterà la scuola fino al 1820.
Già da ragazzino Edgar non mostra una particolare propensione alla normalità: è ossessionato dalla poesia, dalla musica, parla in rima e uno dei suoi principali divertimenti è servirsi continuamente di anafore, che sarebbero quella figura retorica che ogni volta devo andarmi a cercare perché non mi ricordo mai cosa sia. Per quelli che come me hanno lo stesso problema è quando si ripete più volte la stessa cosa per rafforzarne il concetto: Dante ne era un grande fan.
Anche l'educazione da parte del padre adottivo non gioca a favore della sua normalità: Allan infatti (questo il nome del mercante) passa continuamente da un'educazione severissima a una fatta di coccole e regali costosi.

Dopo l'infanzia passata in Inghilterra Edgar decide di tornare in America, dove si iscrive alla Virginia University, in teoria per studiare letteratura antica e moderna ma in pratica per farsi espellere dopo un anno a causa dei debiti di gioco. A questi anni risale il suo grande amore per la mamma di un suo compagno; il giovane Poe si ritrovava infatti negli anni dell'adolescenza ad avere a che fare con un fenomeno molto comune per ogni teenager ormonato: l'attrazione per la MILF di turno.



Qui sopra una ricostruzione storicamente accurata della mamma dell'amico di Poe.

Ma siamo nel 1821, e le MILF durano poco: motivo per cui il grande amore del giovane Edgar muore, e lui affronta il lutto come qualsiasi altro essere umano affronterebbe la cosa: passa le sue notti a piangere disperato sulla tomba di lei, sotto la pioggia (perché nelle notti di Poe piove sempre).
Finalmente si riprende e arriviamo a quel momento comune nella vita di ogni poeta sfigato, ovvero la fase compongo poesie per donne di cui i posteri non sapranno mai nulla oltre al loro nome di battesimo perché non mi hanno mai cagato neanche di striscio, e di conseguenza non hanno lasciato tracce significative nella mia biografia.
Finalmente si innamora di Sarah, la quale ricambia; tutto sembra procedere per il meglio finché il padre di lei non si oppone al matrimonio e Poe reagisce come tutti noi reagiremmo: componendo un poema epico su un conquistatore turco-mongolo del XIV secolo (Tamerlano).
Nel 1826 abbandona il padre adottivo, il quale lo diserederà nel 1834. Nella cacca fino al collo per via dei debiti di gioco, Poe tenta di arruolarsi nell'esercito statunitense all'urlo di “Sono un eroe romantico, voglio essere come lord Byron!”.

Lord Byron tatticamente immerso nelle sue carte: Dai, Edgar, non scherziamo.
A causa di problemi disciplinari Edgar non durerà però molto nell'esercito, facendosi espellere.


Solo perché bevo, dormo fino a tardi, passo le mie notti al cimitero, scrivo poemi epici quando sono triste, parlo in rima, gioco d'azzardo e non voglio mettermi l'uniforme.

Finalmente capisce che forse il ruolo dello scrittore alienato è più nelle sue corde e si mette di impegno, riuscendo a fare della passione una professione. Nel frattempo, nel 1831, muore suo fratello per problemi di salute legati all'alcolismo. Non ci facciamo mancare niente.
Poe però non demorde e decide anche di mettere la testa a posto e si sposa. Di nascosto. Con sua cugina. Che ha 13 anni.
Poi sua moglie/cugina muore di tubercolosi, e ciao: Poe affoga i suoi dispiaceri nell'alcool.
Se vi state chiedendo: “Ma non era già un alcolizzato?” la risposta è “sì”. Insomma, beve ancora di più. Si dice fosse diventato così povero che dovette usare le lenzuola del corredo matrimoniale come sudario per la moglie, ma secondo me conoscendo il tipo, è stata una scelta stilistica.

Lui poverino ci prova anche a trovarsi un'altra donna, e si fidanza con la poetessa Sarah Helen Whitman, ma la cosa non funziona perché la mamma di lei non approva. D'altra parte chi non vorrebbe uno scrittore pieno di debiti e alcolizzato come marito per la propria bambina?


E va beeene, me ne trovo un altro.
Il 3 ottobre del 1849 Edgar viene trovato a Baltimora, delirante; e qui arriva la parte più misteriosa: il maestro dell'horror infatti indossa vestiti non suoi e continua a ripetere il nome Reynolds. E chi diavolo è Reynolds? Nessuno lo sa.

 Chissà.

Pare che le ultime parole di Poe siano state “Signore, aiuta la mia povera anima”. Non si capisce proprio cosa sia successo e non c'è modo di ricostruirlo perché tutti i referti medici sono scomparsi misteriosamente. Qui ci sono due ipotesi.
I complottisti parlano di cooping: ovvero ipotizzano che il povero Poe sia stato preso, drogato e costretto a votare più volte contro la sua volontà, cosa che spiegherebbe perché indossasse vestiti che non erano i suoi (le vittime venivano travestite per poter votare più volte senza destare sospetti).
Le malelingue parlano invece di “congestione cerebrale”, ovvero un modo carino per dire beveva come una spugna, che diavolo vi aspettavate. Insomma: delirium tremens.

In ogni caso se non avete mai letto nulla di Edgar Allan Poe, fatelo. Se non altro per capire tutte le esilaranti vignette che vi posteremo entro breve sulla nostra pagina facebook.
Ora se non vi spiace andiamo a piangere sulla tomba di qualcuno.



Vidi


giovedì 22 gennaio 2015

Isaac Newton, le meridiane, la mela e gli aghi negli occhi.

Il piccolo Isaac nasce il giorno di Natale dell'anno 1642. Suo padre Isaac era un allevatore che si contraddistingueva dagli altri allevatori per la fantasia con cui scelse il nome del figlio. Sfortunatamente però il piccolo Newton non conobbe mai il suo fantasioso papà, poiché morì tre mesi prima della sua nascita. Il bambino nacque in realtà prematuro, ed era così piccolo che sua mamma disse che poteva infilarlo in una tazza, anche se non sappiamo come le sia venuto in mente di provarci. Quando raggiunse i tre anni sua mamma si risposò, andando a vivere col nuovo marito e affidando Isaac alle cure dei nonni.

Isaac non la prese bene e qualche anno più tardi reagì minacciando di bruciare la casa della madre e del patrigno.
Con loro dentro.
Amore di mamma.

Isaac non dovette sopportare il padrino troppo a lungo però, poiché morì anche lui quando il nostro aveva 10 anni, lasciandogli un'eredità mica male con cui poté pagarsi l'istruzione alla King's School. In quegli anni cominciò una relazione sentimentale con la figliastra del padrone di casa, relazione che finì presto, probabilmente perché a Newton piaceva di più guardare meridiane e costruire modellini di mulini funzionanti. In seguito non riuscì più a rimorchiare, poiché utilizzava sempre la solita frase da rimorchio di scarso successo: vuoi vedere la mia collezione di meridiane?
Nel 1658 però la voce della mamma lo chiamò all'ordine:

ISAAAAAC!! SMETTILA DI GIOCARE CON LE MERIDIANE E VIENI AD AIUTARMI COI CAMPI, CHE QUEGLI STRONZI DEI TUOI PADRI SONO MORTI PUR DI NON AIUTARMI.

Isaac, più furbo nel trattare sua madre che nel trattare le altre donne, usò la tecnica più vecchia del mondo:

Ma ma'! Non sono capace!!

Fece così schifo a coltivare i campi che sua madre, rassegnata, cominciò a chiedersi cosa potesse farsene di quel figlio così imbranato. Fortunatamente il preside della scuola le disse: “Signora, guardi, non vorrei essere invadente, ma come dire...ho un po' l'impressione che Isaac Newton sia un filo sprecato come contadino.”
Nel 1661 allora tornò a studiare, e venne mandato al Trinity College, dove si studiava Aristotele.

 "Aristotele? Ma fa così 1650! Io voglio studiare Cartesio!"

Quattro anni dopo però il college venne chiuso per peste, e Isaac decise quindi di isolarsi dal mondo e dedicarsi ai suoi studi: scoprì così le identità di Newton e il metodo di Newton.

 Toh! Si chiamano come me!

Negli stessi anni cominciò a sviluppare il calcolo infinitesimale, in modo indipendente dalle ricerche di Leibniz. Quando Leibniz disse: “ho sviluppato il calcolo infinitesimale!”, qualcuno disse: “Ma Newton l'ha fatto prima di te!” “Ma non l'ha pubblicato!” “Newton! Perché non l'hai pubblicato se l'hai studiato?!” “Mi vergognavo! Avevo paura che mi avreste preso in giro.” “Ma sei matto? Sei un genio!”
E fu così che Newton si fece arrogante e cominciò l'eterna battaglia fra i due per decidere chi l'avesse sviluppato prima.
Leibniz: “Sono stato io!”
Newton: “No! Io!”
Leibniz: “No! Io!”
Newton: “No! IO!”
E così via fino a quando Leibniz non morì e Newton esclamò: “Ah-A! HO VINTO!”

"Sarà, ma la mia parrucca è più bella."

A sottolineare la grande maturità con cui Newton affrontava i dibattiti, quando pubblicò i suoi studi sull'ottica e Robert Hooke glieli criticò, Newton decise di ritirarsi dal dibattito e odiarlo dal suo angolino, scrivendogli però in una lettera: “Se ho visto più lontano è stato perché stavo sulle spalle dei giganti....maledetto nano che non sei altro.”
Sembra che Robert Hooke fosse piuttosto basso.

Una volta, il giovane Newton, ipotizzando che il colore derivasse dalla pressione sull'occhio, decise di infilarsi un ago in un occhio per poter picchiettare sul retro, notando: “WOW, vedo dei cerchi bianchi e neri, che sballo!”.

Ma arriviamo al 1666, l'anno della faccenda della mela. Il nostro Isaac se ne stava tranquillo e felice sotto a un melo quando una mela si staccò e andò a cadergli in testa. Non potendo diventare più matto di quello che era già per il colpo in testa, ebbe un'illuminazione: ma se questa mela mi cade in testa, com'è che la Luna non cade sulla testa della Terra?
E questa è la parte dell'aneddoto famoso. Quello che però non si dice è che Newton cominciò a fare tutti i suoi calcoli e le sue teorie, ma dopo essersi reso conto di avergli sbagliati reagì all'incirca così:

 "Ma allora andate a cagare! Non mi interessa più!"

Ci vollero 12 anni prima che si convincesse a tornare sui suoi passi e 21 anni prima che si convincesse a pubblicare le sue scoperte: diede così finalmente alle stampe i Principi matematici della filosofia naturale.
Newton divenne famoso. Si ritrovò circondato da ammiratori e fra questi finì per stringere amicizia con un matematico svizzero di nome Nicolas Fatio de Duillier. Il rapporto fra i due – pare – diventò quasi morboso, fino a quando nel 1694 Fatio non se ne andò, e Newton reagì con un bell'esaurimento nervoso.
Per riuscire a risollevare il morale di questo grande genio, gli si offrì un posto alla Zecca Reale, di cui divenne direttore nel 1699. Anche qui si fece notare per l'importanza e le innovazioni delle sue idee.

Fu inoltre membro del Parlamento, e in quanto tale fece un unico ma fondamentale intervento:

Newton ormai anziano che con tutta la sua fierezza interviene nell'importante discussione in parlamento con la seguente osservazione: “Fa freschetto, non possiamo chiudere la finestra?”

Morì all'età di 84 anni, nel 1727, e nonostante il suo caratteraccio (gira voce che abbia riso una sola volta in tutta la sua vita) fu salutato con grande dispiacere. Le testimonianze dicono che ebbe un funerale degno di un re. 
Il suo epitaffio recita:
“Si rallegrino i mortali perché è esistito un tale e così grande onore del genere umano!”
Quando il suo corpo fu riesumato e si trovarono grandi quantità di mercurio fra i suoi capelli, un sospetto colse i presenti.
“Oh ma magari non aveva davvero un brutto carattere, magari era impazzito per via del mercurio inalato durante gli esperimenti!”

Certo è che a 4 anni comunque voleva bruciare la casa con la madre dentro, quindi io mi terrei il beneficio del dubbio.

Una cosa è certa: Newton, al di là della sua follia (più o meno reale) fu sicuramente un genio in diversi campi. Per questo motivo vogliamo portare la vostra attenzione su due grandi insegnamenti che la sua biografia ci regala: il primo riguarda il fatto che, per sua stessa ammissione, la cosa più complicata di cui si sia mai occupato fu lo studio della cronologia antica. Sì. Una questione storica. Tiè.
La seconda invece è che non importa che tu sia stata una delle più grandi menti della storia, in nessun caso vuoi vedere la mia collezione di meridiane è un buon modo per approcciare una donna.


mercoledì 31 dicembre 2014

Happy Classy New Year


L'oroscopo di Perlaporcella

A noi di Paolo Fox non ci frega una beata mazza!
Noi ci facciamo un baffo di Branko e ridiamo in faccia a Rob Brezsny!
A noi i vostri oroscopi non ci sfiorano neanche la doppia punta del capello.
Perché a NOI l'oroscopo ce lo dice Perlaporcella!


Ariete
Lo so, lo so: il tuo è il segno di Leonardo da Vinci, di Raffaello, di Cartesio, di Carlomagno (tuttoattaccato). Il tuo pianeta dominante è Marte, il tuo elemento è il fuoco, il tuo colore è il rosso. L'abbiamo capito. Sei perfetto per sfondare porte, entrare di prepotenza nel territorio nemico e vincere la guerra, ma c'è solo un problema Ariete: non SEI IN GUERRA!  Non puoi scatenare una rappresaglia ogni volta che finisce la carta igienica in bagno. Deponi le armi una volta ogni tanto! Smettila di insultare la cassiera lenta al supermercato, smettila di suonare il clacson in macchina e soprattutto smettila di suddividere il mondo in buoni e cattivi. Anche perché lo sappiamo entrambi, tu di certo non stai dalla parte dei buoni. Alla fine anche Hitler e Van Gogh sono nati sotto il tuo stesso segno... no, così, giusto perché tu lo sappia. 


Toro

Caro Toro, lo sappiamo che hai i tuoi tempi, che sei un animale lento. Lo sappiamo che il tuo peso poi ti rende praticamente impossibile da spostare una volta raggiunto il traguardo. Però datti una svegliata! Nel 2015 usa il cervello Toro. In quella enorme testona dura come il marmo che ti ritrovi risiede della materia grigia servibile! USALA! Ti servono le istruzioni? Pure Machiavelli era Toro come te ed è diventato l'emblema della furbizia! Tu a tal proposito cosa hai intenzione di fare? Se non ti dai una mossettina finirà che arriverai quando gli altri sono già tutti a festeggiare e tu rimarrai fuori al freddo e ti perderai la più grande festa del secolo. Alla quale, per altro, non eri stato invitato. 


Gemelli
Veniamo a noi due Gemelli. Una volta ogni tanto, nella giornata, RESPIRA. Stai fermo un secondo e RESPIRA. So che è difficile. Me ne rendo conto, ma ce la puoi fare. So che andare a comprare quel paio di scarpe bellissimechevendonosoloinquelnegozioincentro ti sembra di vitale importanza. ma indovina un po'? NON LO È! Gemelli ti devi rilassare. Nel 2015, prima che ti venga un esaurimento (o che tu lo faccia venire a chi ti circonda), vai alle terme, a fare un massaggio, fai la riflessologia plantare, vai dall'analista, vai dove ti pare! Ma fai qualcosa perdio! Starti vicino è stressante. Se proprio non ce la fai a stare tranquillo, impara a sfogare le tue frustrazioni altrove, come aveva fatto quell'altro gemelli, il marchese De Sade.


Cancro
Cancro, lo sappiamo tutti che sei coraggioso, profondo, emotivo, pieno di sentimenti e di idee, però Cancro daj, effattela una risata ogni tanto. Mamma mia come sei serioso. Sì, lo abbiamo capito che sei fortissimo, intelligentissimo e stilosissimo, però ridi! PerdioRIDI! Sì, magari ti verranno due rughette ai lati della bocca, ma almeno i tuoi amici saranno un po' più contenti di uscire con te. Sei come la nonna, che appena le dici che ti sei trovato il moroso, ti risponde "eh anche io stavo tanto bene con il tuo caro nonno, pace all'anima sua". Daisù Cancro, per il 2015 devi farti almeno un paio di risate a settimana; pensa che persino Enrico VIII, pure lui Cancro, si è fatto una risata mentre decapitavano Anna Bolena. In caso contrario...boh, vai in ritiro al Polo Sud, non so. Non vedo altra soluzione. 


Leone
Leon Leoncino del mio cuore qui si abbisogna una chiacchierata. Nel 2015 dovrai smettere di vivere della tua luce riflessa. I tuoi amici non ti sopportano più. In realtà stanno congiurando contro di te e tu sei il solo che non se n'è accorto. Persino tua madre gli sta dando una mano. Togliti una buona volta gli occhi di dosso e guardati attorno, perdio! Il mondo è bello. Le persone sono belle... le altre persone, non tu, tu sei una brutta persona. E se non la smetterai di comportarti male ti manderemo in esilio nell'Isola di Sant'Elena con quell'altro leoncino: Napoleone Bonaparte.


Vergine
Ok, per leggere questo oroscopo devi lasciare giù i ferri da calza e il puntocroce. Vergine! Non essere deprimente come il tuo nome vorrebbe. Esci una buona volta. Fai qualcosa. Nel 2015 ti impongo di ubriacarti almeno una volta alla settimana. Sei una palla al piede. Basta! Hai 98 anni interiori. Fai uscire il 15enne che è in te. Pensa che bello: gli ormoni, gli ammori, la voglia di fare, di uscire, di ballare nudi nei prati. Ma che te lo dico a fare a te Vergine, che queste cose non le hai fatte nemmeno a 15 anni. Impara da qualcuno del tuo stesso segno: Agatha Christie dopo essere stata lasciata dal marito si mise con un aitante archeologo più giovane di lei. Alla faccia di tutti!


Bilancia
Caro Bilancia. So cosa stai pensando. La risposta è NO! Toglitelo dalla testa! Ma come ti viene in mente?
In questo 2015 dovrai fare le cose omologandoti alla società che è tendenzialmente composta da persone normali: lavarti i denti dopo ogni pasto, non correre con le forbici in mano, dare la precedenza, fermarti agli stop, aiutare le vecchine che attraversano la strada con la spesa e soprattutto smetterla di fare cose sordide in posti sordidi con persone sordide. Il mondo non è ancora pronto per te. Hai visto cos'è successo a quell'altra Bilancia che cantava fuori dal coro, il povero Oscar Wilde? Smettila di gridare ai bambini che Babbo Natale non esiste, sconvolgere la loro infanzia non renderà migliore la tua. Hai capito Bilancia? Datti una calmata.


Scorpione
Ciao Scorpione. Guarda, io avrei un po' di paura a dirti cosa fare nel 2015. No, perché poi lo sappiamo che ti offendi, mi insulti, mi fai causa, vieni a casa mia con un fucile a sterminare la mia  famiglia... insomma, le solite cose che sei solito fare quando qualcuno osa darti un consiglio non richiesto su quello che fai/hai fatto/farai/hai in mente di fare/hai vagamente pensato. 
Senti Scorpione, io te la butto lì, ma se quest'anno provassi a dare un vago e disinteressato ascolto ai consigli dei tuoi amici invece che minacciarli e inveire contro di loro? No, dico così per dire eh. Lo Scorpione Pablo Picasso se lo poteva pure permettere di avere un caratteraccio, ma tu non sei un grande artista, quindi facciamo che ti calmi.


Sagittario
Caro Sagittario, si sa: tu ami la vita. Sei allegro, fai quello che ti pare, non ascolti nessuno e vai dove ti porta il cuore, come direbbe un Sagittario come te, Susanna Tamaro. "Carpe Diem" diceva Orazio (sagittario pure lui) e BELLA CAZZATA dico io. Ragazzo, smettila di cogliere tutti gli attimi che ti capitano a tiro; per il 2015 il tuo compito sarà “prenditi un attimo per respirare, contare fino a 10 e solo dopo agire”. Smettila di essere così entusiasta per tutto. Non te lo hanno detto che il mondo è un posto orribile? La situazione prima o poi ti sfuggirà di mano: persino Woody Allen è stato giudicato male per aver sposato la figlia adottiva della sua ex moglie. E lui era Woody Allen. Tu sei solo tu. 


Capricorno
Bello de mamma! Tu, tra tutti questi undici disadattati sei il segno sobrio designato. Capricorno, tu sei quello che porta a casa tutti. Bravo. Un applauso a te. Già. Peccato che, te lo devo dire, se superi i 30 km/h ti assicuro che non succede niente. Guarda che ci stanno sorpassando pure le vecchiette in bici! Sei di una lentezza disarmante Capricorno, lasciatelo dire. Sì, bravo eh, per carità, è davvero splendido che tu sia l'unico segno davvero responsabile, però anche tu, ogni tanto puoi prenderteli 10 minuti di pausa. Una botta di vita. Piccolapiccola. No vabbè, ma che te lo dico a fare a te, alla fine il Capricorno è pur sempre il segno zodiacale di Gesù! E lui si è sacrificato per l'umanità. Ah, che bello essere Capricorno, sì, proprio bellobello. 


Acquario
Lo sappiamo Acquario, tu vuoi bene a tutti. Tutti sono buoni, tutti hanno qualcosa da dare, tutti meritano di stare bene e TU LI AIUTERAI. È tutto molto bello, Acquario. La tua indole è molto simile a quella di un Orsetto del cuore, lo sappiamo. Sei una persona splendida! Ma dannazione Acquario! Nel 2015 abbi un briciolo di fegato in più e scrollati di dosso queste sanguisughe per poter combattere le tue battaglie. Lascia perdere quelle degli altri che poi così tante cose assieme non le sai fare e ti viene tutto male. Non sei portato per le grandi imprese. Fattene una ragione! Non fare come un altro famoso Acquario, Lord Byron, sopravvissuto a fior fior di battaglie e cazzi e mazzi, per poi morire... di febbre. La tristezza.


Pesci
E ora veniamo a noi Merluzzino del mio cuore; nel 2015, caro Pesci, comprati una bella lavagnetta con dei gessetti colorati, e usa la suddetta per scriverci sopra, in modo chiaro e sintetico, quello che pensi ma soprattutto quello che vuoi comunicare agli altri. Perché ti assicuro che il 90% di quello che dici NON SI CAPISCE. Non che i concetti siano troppo complessi per carità, ma cambi idea ogni venti minuti, ti contraddici tre volte in una frase di due righe. Pesci, devi capire che il resto del mondo non può vivere dentro la tua testa (diocenescampi), sii più chiaro! Una giornata non ha abbastanza ore per comprendere le tue elucubrazioni mentali. Se proprio non ce la fai a essere chiaro poi, fai una cosa: prendi esempio da quell'altro Pesci, il buon Amerigo Vespucci, e viaggia lontano. Tanto lontano.

giovedì 25 dicembre 2014

A Christmas Carol secondo Perlaporcella


Buon Natale popolo del web.
Saluti a tutti coloro che in questo momento si stanno annoiando a tavola con i parenti e anche a quelli che stanno rotolando giù dalla sedia a causa della settima porzione di lasagne della nonna che ti vede "un po' sciupato".
Che voi siate al primo, al secondo, al dolce o ancora all'antipasto poco conta, l'importante è che stiate tutti facendo cose natalose che si fanno a Natale.
Perché noi non saremo da meno.
E così abbiamo deciso di proporvi la nostra personalissima versione del Canto di Natale di Charles Dickens.

L'ha fatto Paperon de Paperoni.

L'hanno fatto i Flinstones.
Jim Carrey.

E pure il professor Xavier.

Quindi direi che manchiamo solo noi.

*Effetto nebbia, musica di sottofondo, voce di Vincent Price e iniziamo.*

La lieta novella comincia a Londra nel 1843 dove incontriamo Ebenezer Scrooge (che da ora in poi chiameremo Eby), un vecchiettino incattivito che è solito prendere a calci i cani e bucare i palloni dei bambini che incautamente li fanno volare nel suo giardino. 
Al caro Scroogino il Natale proprio non piace, tanto che costringe il suo unico e solo impiegato Bob Cratchit (sottopagato e sfruttato) a lavorare anche la vigilia.
Una volta conclusa la giornata lavorativa (al freddo e al buio, mica vorrai sprecare soldi per le candele e il carbone GIAMMAI) il caro Eby torna a casa sua e già sulla via del rientro comincia a vedere cose inquietanti.
Il vecchierello però non si preoccupa, sarà la cataratta incombente, e si addentra in casa senza far troppe domande.
Quand'ecco però che i rumori inquietanti proseguitano ed ecco che -colpodiscenasioriesiori- appare il fantasma di Jacob Marley, ex defunto socio di Eby, avvolto da catene e lucchetti facendo un fracasso infernate.
Alorachec'ègentechevuoledormire! 
Machecazz? Fa per dire il buon Eby, quand'ecco che Marley lo interrompe dicendogli che la sua catena se l'è forgiata in vita a causa dell'egoismo con il quale ha condotto la sua vita da taccagno rompicazzo.
Avverte quindi Eby che stellastellina la tua catena è più lunghina; quindi ocio!
Fai il bravo o cazzituoi.
Inoltre lo avvisa che tre fantasmi verranno a fargli visita affinchè lui possa capire quanto, da uno a dieci, stia conducendo male la sua esistenza terrena.
Sbatty. 
Per primo arriva infatti lo spirito del Natale passato.
Stia con noi, qui con noi, si rilassi d'ora in poi! 

Lo spirito lo porta con sé a vedere la sua infanzia ormai dimenticata: chiaramente di una tristezza infinita. 
Harry Potter Eby infatti era un bimbo triste, studiava in collegio, orfano di madre etc..
L'unica persona joiosa della sua infanzia era sua sorella Fanny che gli voleva talmente bene da convincere il papà cattivo a riportarlo a casa per Natale. 
Chiaramente Fanny muore. 
No ma grazie! 
Vede poi la sua gioventù da stagista e la sua fidanzatina del tempo che, manco a dirlo, lo molla perché lei è una ragazza buona e umile e lui si sta attaccando un po' troppo al vile e putrido denaro. 
Eby torna quindi a casa, sconvolto e un po' rattristato dalla visione del suo infelice passato e decide di farsi una pennichella in attesa del secondo fantasma. 
Il fantasma del Natale presente.
Che, nonostante Dickens ce lo racconti come una specie di Babbo Natale enorme vestito di pelliccia, a noi, per fare la coppia con quello di prima, piace immaginarlo così: 



Lo spirito lo conduce a vedere tutti i Natali meravigliosamentemeravigliosi che le persone stanno passando in quel momento: gente che mangia, che beve, che si ubriaca, che picchia i figli, che scarta regali e tanto altro. Insomma, tutte splendide attività. 
Questo fino a quando non lo porta a casa dello sguattero Bob Cratchit che ovviamente è poverello e ha un figlio malato a cui non può comprare le medicine. Mai una joia.
Tornato nuovamente indietro il caro Eby si imbatte nel terzo ed ultimo spirito: lo spirito del Natale futuro. 
*musica di suspense* 
Quest'ultimo non parla ed è avvolto in un mantello nero da cui nulla traspare se non una manina rachitica. 

EXPECTO PATRONUM! 

La figura lo invita a seguirlo, sempre in totale silenzio, e gli fa vedere il lieto futuro a cui sta andando in contro: 
la sua triste, inevitabile, sola e deprimente MORTE! 
Ah beh! Pensavo peggio. 
Oltre a ciò, per rigirare il dito nella piaga, gli mostra che a causa sua anche il figlio malato del povero Bob Cratchit è passato a miglior vita. *lacrimuccia* 

Ed ecco che con questa visione infausta il caro Eby si sveglia la mattina di Natale e decide che basta, mi ravvedo, da oggi sarò un uomo nuovo, farò delle buone azioni e non guarderò mai più un cinepanettone giuringiurello. 
Decide quindi di dare un sacco di soldi in più al suo dipendente preferito e non più sfruttato, in modo da poter salvare la vita del di lui pargoletto e tanto per gradire gli fa recapitare a casa un tacchino da mille mila chili con cui ingozzarsi. 
Da quel momento il caro Eby sarà buono e bravo con tutti e festeggerà sempre il Natale con tante candeline e caramelle di zucchero. 
*Musica allegra di sottofondo, sfumato nero, FINE* 

Questo romanzo piacque così tanto al buon scrittore Stevenson che, spinto dal desiderio di scrivere qualcosa di altrettanto gggioioso e pieno di ammore, scriverà poi il suo romanzo di maggior successo: Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde.
Uguale uguale.

Buon Natale a tutti popolo del web. 
Bevete, scartate e mangiate tanto e bene, ma non il maiale, che poi Perlaporcella si offende. 

Vidi&Vici

lunedì 22 dicembre 2014

San Nicola di Bari: le origini di Babbo Natale.

Lo conosciamo come San Nicola di Bari, ma nella sua vita -e successivamente- è stato conosciuto come San Nicola di Myra, San Nicola dei Lorenesi, San Nicola Magno, San Nicolò e San Niccolò, ma per la sua mamma (la signora Giovanna) rimarrà sempre e comunque il piccolo Nichy.
Nel VI secolo il caro Nicola era un santo talmente popolare che solo a Costantinopoli c'erano ben 25 chiese che portavano il suo nome.
Oggi è famoso in tutto il mondo con il nome di Babbo Natale.
Paradossalmente del povero Nicola si sa ben poco, se non che nacque in una data fra il 261 e il 280 dopo Cristo (vent'anni più, vent'anni meno). Una volta adulto divenne vescovo di Myra, per poi venire imprigionato nel 305 durante le persecuzioni di Diocleziano. Lo libererà Costantino nel 313, e il buon Nicola tornerà quindi a fare il vescovo.
Fra i picchi della sua carriera vescovile si ricorda quella volta in cui prese a sberle Ario (quello dell'arianesimo, ne abbiamo parlato nel post di Sant'Ambrogio, ricordate?).
Ah, i bei tempi in cui le dispute teologiche avvenivano a suon di schiaffoni in faccia.

Ma perché Babbo Natale?
Partiamo dall'iconografia: San Nicola viene generalmente rappresentato con tre palle.

 Nel senso di tre sfere, che avevate capito?

Leggenda narra che San Nicola avesse sentito di una famiglia il cui padre era caduto in disgrazia. Avendo tre figlie aveva ben pensato di mandarle a prostituire e così Nicola, commosso dalla triste storia, andò alla casa di questa famiglia per tre notti di fila, e ogni notte lanciò un sacchetto pieno d'oro, uno per ogni figlia, perché lo usassero come dote per sposarsi e rimanere ragazze oneste.
E il padre si attaccò perché era un infame e a San Nicola quelli che vogliono prostituire le figlie proprio non ci piacciono. I tre sacchetti d'oro sono rappresentati dalle tre sfere dorate.
Insomma, da allora San Nicola è conosciuto come il santo patrono degli innocenti e dei fanciulli e, con questa storia dei doni portati la notte in segreto, costituisce la base per il personaggio del Babbo Natale che tutti noi conosciamo.

Una piccola precisazione: nonostante sia diffusa la credenza che il Babbo Natale originale fosse verde e che sia diventato rosso per via della Coca Cola, in realtà già Sinterklaas (la versione olandese di San Nicola) è sempre stato rappresentato vestito di rosso.

Nel tempo libero Sinterklaas ama anche impersonare Silente, il celebre preside della scuola di Harry Potter.

Quando San Nicola morì le sue spoglie furono conservate a Myra, la città di cui fu vescovo, e lì rimasero fino a quando, nel 1087, dei pescatori di Bari non decisero di andarle a trafugare, portarle nella loro città ed edificarci sopra una bella basilica.

Signore, io e gli altri abbiamo deciso che ci siamo stufati di pescare pesci e andiamo a recuperar reliquie.

Alla faccia di tutti gli altri.
Parte delle reliquie rimasero a Myra, almeno fino a quando i veneziani non trafugarono quello che rimaneva per spostarle nella loro abbazia di San Nicolò.
San Nicola ha poi assunto il ruolo di protettore di mercanti, pescatori, marinai, arcieri, prostitute, bambini, avvocati, prestatori di pegno, detenuti*, giardinieri, ballerine di can can, utenti apple, paninari, gatti siamesi, gerbilli e stercorari.
Altre ossa del santo sono sparse per l'Europa, ma con tutto questo stress dell'essere scomposto in giro, l'omero -quasi integro- si trova a Rimini per fare una vacanza.


In una recente intervista l'omero di San Nicola si sarebbe detto soddisfatto della sua scelta di abbandonare tutte le altre reliquie alla loro sorte. Avrebbe poi aggiunto: "altro che renne qui".




*lista reale solo fino a questo punto.

domenica 14 dicembre 2014

Carlomagno bravo padre di famiglia

Carlo Magno (o Carlomagno tuttoattaccato) fu re dei franchi, re dei longobardi, primo imperatore del Sacro Romano Impero e secondo imperatore di sticavoli.
Nacque da Pipino il Breve e da Bertrada di Laon, in una famiglia che poteva vantare il pessimo gusto per i nomi da generazioni. Suo fratello si chiamava Carlomanno, tutto attaccato.
Inizialmente i due si dividevano il regno, ma nel 771 Carlomanno morì in circostanze misteriose, e Carlomagno ereditò tutto quanto.

  "Pensava pure di fregarmi il nome cambiando una sola lettera, 'stostronzo."

Carlomagno aveva solo 20 anni e si ritrovava a governare un regno vastissimo, avendo unito anche la parte del fratello.
Una volta ottenuto il trono affermò la propria autorità con continue campagne militari: prima all'interno per eliminare i dissidenti, poi all'esterno per allargare il regno, e già che c'era cambiò pure moglie.

Ma prima ancora esercitare lo sguardotorvo (tutto attaccato). 
"Voglio vedere come ridono ora quelli che mi bullizzavano in terza elementare."

L'imperatore era un vero e proprio colosso: pare che fosse alto 192 cm, che se è tanto per noi, immaginate quanto fosse prima dell'anno 1000. Aveva una passione per il cibo, per le belle donne e per i cani.
Pur essendo cristiani, nelle popolazioni germaniche era piuttosto comune avere un sacco di concubine e cambiare moglie con la facilità con cui noi cambiamo i calzini. Insomma, per Enrico VIII sarebbe stato un sogno, poiché Carlomagno potè permettersi di cambiare così tante mogli che il suo biografo personale non ne ricordava tutti i nomi. Qui la lista di quelle conosciute:
- Imiltrude (quella abbandonata)
- Desiderata, con un nome troppo normale per gli standard, e che Manzoni ha deciso quindi di rinominare ERMENGARDA nel suo Adelchi.
- Ildegarda
- Fastrada
- Liutgarda
Più alcune concubine note:
- Maldegarda
- Gervinda di Sassonia
- Regina
- Adalinda

Si è calcolato che ebbe almeno 20 figli legittimi, a cui bisogna aggiungere tutti quelli che ebbe dalle varie amanti. Carlomagno cercò di offrire sempre ai poveri figlioletti qualcosa per mantenerli.
Il più sfigato fu il primogenito, avuto dalla prima moglie (Imiltrude): conosciuto come Pipino il Gobbo. Il problema era il seguente: i due non si erano sposati con rito cristiano ma secondo un rito delle loro parti che non costituiva un legame indissolubile, motivo per cui il povero Pipino il Gobbo e la sorella non erano considerabili realmente figli legittimi, e persero quindi i loro diritti nel momento in cui la madre venne ripudiata.
Non essendo più Pipino il Gobbo considerato legittimo, Carlomagno pensò bene di passare il suo nome al terzogenito, ora primo figlio legittimo, cambiandogli il nome da Carlomanno (nome del fratello morto) a Pipino, perché era giusto che il primogenito portasse il nome del nonno.
Quando ci fu una congiura nel tentativo di uccidere l'ex Carlomannoorapipino, Pipino il Gobbo venne accusato di esserne il mandante e costretto a farsi monaco fu rinchiuso in un monastero.

Le figlie invece pare non contrassero mai dei regolari matrimoni, ma divennero concubine e amanti dei vari cortigiani. Gira voce che Carlomagno fosse in realtà molto affezionato a loro e le usasse come spie a corte. Quando Carlomagno morì furono costrette a farsi monache e furono rinchiuse in un monastero.

Prima di morire però Carlo doveva preoccuparsi della successione: col fatto che la legge franca prevedeva che i territori venissero divisi fra i vari figli legittimi (come all'inizio lui aveva dovuto dividere il trono con suo fratello Carlomanno), la questione nel suo caso si faceva complicata.
Bene, come dividiamo i terreni? Quanti figli hai?”
Figli? Io? TRE.”
Maccome, c'è Pipino, c'è Carlomanno, c'è Rotrude, il piccolo Rotario, la gioiosa Adeltrude, e poi ci sono i gemelli, c'è Alpaide, c'è Pantofolarda, c'è il giovanissimo Sticavolanno, la bella Pneumatiltrude, l'avvenente Abelardo, gli altri gemelli, le gemelle femmine, c'è quello gobbo, c'è Vitichindo, e poi il promettente Ugo. Come dimenticarsi del promettente Ugo.”
No no. Sono TRE: sono Carlo, Pipino e Ludovico. Gli altri non contano, ero ubriaco. Ti pare che vado a chiamare i miei figli con quei nomi ridicoli.”

E così, i giovani Carlo, Pipino e Ludovico si preparano a dividersi il trono come i bravi fratelli che erano. Solo che Carlo e Pipino morirono prima del dovuto (in circostanze misteriose?) e tutto il trono finì sotto il sedere di Ludovico.

Quello che mi chiedo è perché alla luce di tutto questo Dürer preferisse tanto l'imperatore Carlomagno all'imperatore Sigismondo e abbia deciso di renderlo così palese affiancando i due ritratti.