mercoledì 26 novembre 2014

Romeo sta ad Edward come Giulietta a Bella.

Oggi, signori e signore, vi narrerò di una delle più belle, romantiche e toccanti storie d'amore di tutti i tempi. 
State per leggere dell'amore perfetto, l'archetipo della storia d'amore, vissuta e consumata nella passione, ma avversata crudelmente dalla società. 
Una di quelle vicende strappalacrime che vi riempiranno il cuore di tenerezza e vi faranno desiderare di poter vivere voi stessi un amore così grande e così profondo. 










NO!
NO! 
Non è vero!
Romeo e Giulietta non è una bella storia d'amore!
Fatevene una ragione.

Siamo a Verona nel 1500, dove due famiglie rivali, i Capuleti e i Cullen Montecchi, si osteggiano ormai da generazioni per ragioni che nessuno ormai ricorda.
Probabilmente qualcuno aveva barato alla tombola di Natale.
È un bel pomeriggio di sole quando i membri della servitù delle rispettive famiglie, incontratisi ad un benzinaio e con indosso delle camicie improbabili, decidono di darsele di santa ragione. Grazie Baz Luhrmann.
Arriva quindi il principe di Verona che, infastidito dal fracasso, dice che o la piantate di fare tutta 'sta caciara, oppure i vostri padroni alla prossima ci rischiano la pelle.
La servitù quindi sparisce con la coda tra le gambe.
Appare quindi, con un cambio di scena, la protagonista della nostra vicenda.
Giulietta; una fanciullina appena quattordicenne che è stata promessa in sposa al conte Paride.
Giulietta: bella, mite e gentile e con le doti recitative ed espressive di un oompa loompa

Il conte Paride, edaiedaiedai, è riuscito a convincere il signor Capuleti a consentirgli di corteggiare la figlioletta ad un ballo che si terrà di lì a poco. 
Cheppalle, pensa Giulietta, devo fare cose, vedereggente e parlare. Preferivo stare a casa a leggere Hunger Games. 
Dall'altro lato (altro cambio di scena) abbiamo Romeo, giovane rampollo dei CullenMontecchi, che si strugge per una tizia, la bella Rosalina, che mai in tutto il testo apparirà di persona.

 Romeo si strugge. Ah, come si strugge. Povero caro. 

Per distrarlo dai pensieri suicidi che Romeo accarezza a causa delle sue pene d'amore, il cugino Benvolio e l'amico (ammic-ammic, capisc'ammè)  Mercuzio gli propongono di andare a casa Capuleti e di partecipare alla FFFFESTA!! cit. 

Questa è una citazione che capiranno più o meno in cinque, ma mi è stata richiesta, dovevo...

A questo punto i due fanciullini si incontrano, chiacchierano poco pochino e niente, si innamorano. 
Scusa, Rosalina chi? 
Peccato che, guarda caso, le rispettive famiglie si odiano da tempo immemore e questo ups potrebbe essere un problema. 
A questo punto, abbiamo la scena del balcone.
AH! La scena del balcone.
Lei, lui, i grilli, lei quattordici anni, lui venti, si conoscono solo da qualche ora ma vogliono sposarsi in segreto... 
CHECOSA? 
Vabbè. Contenti loro. 
Così è deciso, e il giorno dopo con la complicità della Balia di Giulietta (unico personaggio di spessore di tutta 'sta tragedia) i due innamorati si fanno sposare in gran segreto da Frate Lorenzo sperando che la loro unione possa portare un po' di pace tra le due famiglie. 
Non so voi, ma dalle mia parti si dice esticazzi! 
Infatti, manco a dirlo, succede un casino della miseria: Romeo passeggia felice e beato pensando alla lista nozze, quand'ecco che arriva Tebaldo (cugino di Giulietta) che comincia a fare brutto e parafrasando gli dice qualcosa del tipo ti faccio un culo così . 
Romeo tergiversa e Mercuzio l'amico *ammic ammic* raccoglie la sfida al posto suo.
Inutile dire che Tebaldo uccide Mercuzio e Romeo uccide Tebaldo.
E mo 'so cazzi.
Arriva infatti il Principe, quello dell'inizio, e chiede due cosine; Benvolio spiega, signora Capuleti non ci crede, Romeo viene condannato all'esilio o alla morte se non lascerà la città entro l'alba.
Al che Giulietta viene informata di tutti questi accadimenti e si dispera.

Oh, a me sembra la stessa faccia di prima, ma facciamo finta che no

A questo punto, sempre grazie alla Balia (che ripetiamolo è l'unico personaggio degno di nota) i due riescono ad incontrarsi prima della partenza del bel Romeo e passano insieme la loro unica e sola notte d'amore. 
Se ne sia valsa o meno la pena Shakespeare non ce lo dice; ma ci piace pensare che sì. Almeno questo. 
A questo punto Romeo fugge a Mantova e Giulietta viene informata che il giovedì seguente verrà celebrato il suo matrimonio con il conte Paride. 
Quando si dice dalla padella alla brace. 
Giulietta, sempre più disperata, corre da Frate Lorenzo supplicando per un aiuto; il Frate, che è solito intrattenersi con Walter White, da a Giulietta una fiala contenente una pozione che la condurrà in uno stato di morte apparente. Così potrà sfuggire al matrimonio con Paride e raggiungere il suo bel Romeo. 
YIPPIAIEI pensa Giulietta, e ingolla il contenuto della fiala. 
La fanciulla viene quindi seppellita (viva) nella tomba di famiglia accanto al caro Tebaldo, peccato che Romeo venga informato dal suo servo della di lei morte e decida di fare la cosa più sensata alla quale avrebbe potuto pensare. 
Procurarsi dell'arsenico, dare l'ultimo saluto alla sua sposa e uccidersi. 
Che romantico. 
I fiori sono così mainstream. 
D'altra parte era dai tempi di Rosalina che cercava di ammazzarsi.
Il fanciullo riesce quindi ad infilarsi nella tomba dei Capuleti e, dopo una serie di inutili tafferugli con Paride, saluta l'amata e si avvelena. 
Quand'ecco che, buongiorno raggio di sole, Giulietta si sveglia. 
Frate Lorenzo, accorso nella cripta, cerca di nascondere il fattaccio alla bimba, che però se ne accorge di lì a poco e si uccide a sua volta trafiggendosi con un pugnale. 



Ora se qualcuno di voi ha ancora il coraggio di dire che questa è una storia romantica giuro che vengo a strappargli la giugulare a morsi. 

lunedì 10 novembre 2014

Rasputin. Roba che Highlander levati.


Papà Efim Jakovlevič Vilkin e mamma Anna Vasil'evna Paršukova sono due allegri contadini russi che da tempo cercano di avere un pargoletto; i primi quattro bebè infatti sono infelicemente periti dopo la nascita. Ma ecco che finalmente il 21 gennaio del 1869 un bebè roseo e urlante fa il suo ingresso nella famiglia. Il marmocchio è apparentemente sano e sopravvive.
Il bel bimbo viene chiamato Grigorij Efimovic Rasputin e comincia a vivere la sua lieta infanzia facendo  pupazzi di neve e pattinando sul lago ghiacciato vicino casa. 
Il tesorino però era costretto a giocare sempre da solo, e a mamma e papà un pochino si stringeva il cuore pensando alla totale assenza di compagni di giuoco del loro piccolo Grigorijino. Decidono così che sarebbe davvero splendido dare un fratellino o una sorellina al piccolino e una volta deciso, mamma e papà si mettono di impegno durante lunghe notti siberiane (ma solo perché avevano finito di vedere Breaking Bad) sempre più decisi a sfornare altri pargoletti. 
Tre per la precisione. 
Tutti morti in fasce. 
...
Nonostante ciò, il piccolo tesorino di mamma, riuscì comunque a trovare un amichetto nel cugino Dimitri con cui pattinare sul lago ghiacciato e fare a palle di neve. 
Un giorno però, durante una scampagnata, i piccoli caddero entrambi in un torrente e si ammalarono entrambi di polmonite. 
Il piccolo Dimitri, 10 anni, morì tragicamente in quella circostanza. 
Il piccolo Grigorij, 8 anni, ovviamente, no!
...
Bene. 
...
Ora, io non so voi, ma secondo me il bambino stava benissimo da solo. 
Comincia così l'allegra infanzia di colui che tutti ricordiamo come un individuo affabile e rassicurante, un personaggio rilassato, dallo sguardo dolce e il viso delicato. 

Bello di mamma! 

Durante la gioventù il ragazzo si interessò molto (forse troppo) alla spiritualità ed al misticismo, cominciò ad ottenere la fama quando si sparsero voci sui suoi poteri curativi e sulle sue capacità di guarire malati più o meno gravi.
Inutile dire che si creò un discreto giro di clienti fedeli e un po' il passaparola, un po' la botta di culo ecco che il buon Rasputin venne chiamato alla corte dello Zar Nicola II. Sì, il papà di Anastasia, quella famosa!
Venne condotto alla presenza della zarina Aleksandra Fëdorovna Romanova (dio raga che fatica scrivere 'sti nomi) nella speranza che i suoi poteri potessero guarire il di lei figlioletto; il fanciullino Aleksej era infatti malato di emofilia, una malattia che comporta una grave insufficienza di coagulazione del sangue.
La presenza di Rasputin riuscì in qualche modo a risolvere i problemi del pargoletto.

Oww, stop you! 

Vista la sua forte influenza sulla famiglia Romanov, attorno a Rasputin si creò in poco tempo una vastissima rete di personaggi pubblici e politici che in cambio di favori o intercessioni rispetto ai sovrani erano disposti ad accontentare le richieste che Rasputin faceva loro.
Inutile dire che tra le sue mani passavano sicuramente centinaia di rubli che pare venissero spesi in parte per la cerchia di persone che gli gravitava attorno e i restanti dissipati in localacci malfamati per alcolici e donnacce.
Pare infatti che Rasputin, oltre a palpeggiare le dame di corte (cosa che la coppia reale smentiva categoricamente), fosse solito intrattenersi con donnine smaliziate di ogni classe sociale ed età e girano voci secondo cui fosse, come dire, ben dotato.
No, non aveva una grossa macchina!
Si dice infatti che madre natura gli avesse dato in gloria, oltre ad uno sguardo candido e rilassato, anche un pene di 33 centimetri.
Pare inoltre che il suddetto sia conservato in un barattolo al Russian museum of erotica.
...
...
CHE COSA?
No, ragazzi, ma avete capito bene?
Cioè... 33 centrimenti.
No, TRENTATRÉ.
Cioè... no. Dai scusate. No.
Cioè, ma uno ha abbastanza sangue?
Non sviene?
TRENTATRÈ. 
No dai.
Cioè, non so se avete capito.
T R E N T A T R È.
No.
Dai.
No.
Dai.
No.
Dai.
...
...
Vabbè.
Vado avanti.
...
TRENTATRÈ.
Dicevamo... con il tempo Rasputin acquisì sempre più influenza sulla zarina, tanto che era solito inviarle messaggi con consigli e suggerimenti (abbastanza perentori) che riguardavano religione, morale e politica.
Allo scoppio della prima guerra mondiale nel 1914 Rasputin decise di opporsi fermamente all'entrata in guerra della Russia e, nonostante nessuno avesse chiesto il suo parere, insistette affinché i sovrani facessero come voleva lui mandando un telegramma allo Zar. Il sovrano reagì con un sonoro fottesega e stracciò il telegramma.
Ma il furbetto decise di aspettare nell'ombra e nel momento in cui Nicola II partì per il fronte, Rasputin zitto zitto e quatto quatto si infilò -metaforicamente- sotto le sottane della zarina e cominciò a darle una marea di consigli non richiesti e assolutamente infelici.
TRENTATRÈ? 
Ad una certa, quando il casino però era già stato fatto e la Russia era ormai in piena crisi di governo (che durante una guerra mondiale è sicuramente una condizione ideale), venne accusato di corruzione e allontanato dalla residenza imperiale; venne quindi a crearsi una congiura ordita da Dimitrij Pavlovic, Feliks... da persone con nomi strani che tanto non sapreste pronunciare, che decise di accoppare il santone e di farla finita una volta per tutte.
I congiurati scelsero di avvelenarlo durante una cena, ma visto che apparentemente il veleno non agiva sufficientemente in fretta, decisero di sparagli ad un fianco con una pistola.
Fine

No.

Rasputin infatti si riebbe e venne colpito nuovamente alla schiena, massacrato di randellate, trascinato fino al cancello della casa e, per non saper né leggere né scrivere, finito con un colpo alla fronte.
Fin...

No.

Il suo corpo venne gettato nel fiume Moika dal quale riaffiorò solo alcuni giorni più tardi.
Fi...

L'autopsia sul cadavere dimostrò che l'uomo aveva acqua nei polmoni e di conseguenza la morte era avvenuta per annegamento.
Chuck Norris who?















TRENTATRÉ !!!!

lunedì 3 novembre 2014

Catherine Parr: la sopravvissuta

Dopo la decapitazione di Catherine Howard, lasciamo a Enrico un altro paio di anni per ritrovare se stesso mentre introduciamo Catherine Parr. 

Catherine Parr era la figlia di una delle dame di compagnia della prima moglie di Enrico VIII, Caterina d'Aragona. No, tranquilli, quella che sto per raccontarvi non è una turpe storia di incesto.
O almeno credo.
Nata nel 1512, Catherine Parr sposò appena diciassettenne il suo primo marito, che però morì tre anni dopo.
Già vedova a 20 anni, l'anno successivo sposò il suo secondo marito, che la lasciò vedova 10 anni dopo.
Così, all'età di 30 anni la nostra cara Catherine era vedova per la seconda volta ma ricchissima grazie all'eredità del suo secondo marito. Cominciò così a frequentare la corte a Londra, dove conobbe Thomas Seymour (fratello di Jane Seymour) e se ne innamorò.



 Qui sopra il buon Thomas sfoggia la sua espressione più intelligente.

Così, mentre Catherine trotterellava innamorata per i corridoi della corte inglese pensando al fatto che era ricca sfondata e che quindi poteva fare il cavolo che le pareva, venne notata da Enrico VIII.

 Qui sopra un ritratto di Catherine Parr che esprime tutta la sua gioia per essere stata scelta dal re. Evviva proprio.

Il 12 luglio 1543 si sposarono, e fu allora che la scaltra Catherine si disse che già che erano in ballo tanto valeva ballare.
Così, sfoggiando le sua migliore diplomazia, andò da Maria (Bloody Mary, ve la ricordate?) ed Elisabetta (il frutto del matrimonio con Anna Bolena) e cercò di convincerle a fare pace col re, diventandone amica. Fece amicizia anche con Edoardo VI, l'erede al trono. Avendo a disposizione i migliori insegnanti del regno, decise intanto di imparare il greco e il latino e già che c'era di istruire anche i figliastri. Nel frattempo, per non farsi mancare nulla, scrisse un paio di opere devozionali.
Insomma, Catherine era una sveglia. Solo Anna di Clèves non l'apprezzava, e pare commentò così il matrimonio col re: “se doveva mettersi co'sto cesso tanto valeva rimanere con me”.
La nuova regina aveva un solo difetto: le sue idee religiose non coincidevano con quelle del re, e fece l'errore di sbilanciarsi.
Così, nel 1546, Enrico VIII decise di farla arrestare, ma visto che non era scema, reagì così:
“io protestante?? Ahaha, mannò amoremiolucedeimieiocchi, volevo solo DISTRARTI dal dolore fisico che le tue malattie ti procurano ma FIGURIAMOCI se sono una sporca donnaccia protestante, mi rimetto completamente alla tua volontà io!”
Funzionò.
Enrico VIII ritirò l'ordine d'arresto.

Intendiamoci, il re sarà pure stato ormai vecchiotto e obeso, ma si rendeva ancora onore sul campo di battaglia. Appena due anni prima partecipò all'assedio di Boulogne nonostante la gotta, il diabete, l'ulcera e i suoi 180 chili. E vinse pure.

 Qui sopra la strategia d'attacco con cui venne vinta la battaglia. Enrico VIII è oggi interpretato dalla palla.

Tornato dall'assedio però impazzì completamente, e se l'acume di Catherine le permise di scamparla, lo stesso non fu per il conte di Surrey (un altro cugino di Anna Bolena) e suo padre, arrestati con lo scopo di essere decapitati pur essendo colpevoli solo di essere capitati davanti al re in un suo attacco di paranoia. Al primo toccò la morte, mentre al secondo andò meglio poiché la sua decapitazione fu rimandata, e proprio in quei giorni Enrico VIII morì.

 Oh, meno male che cominciavano anche un po' a pesarmi sulla coscienza tutti 'sti morti.

Il sovrano si fece seppellire di fianco a Jane Seymour, l'unica moglie che gli diede un figlio maschio e che amò realmente.
Eccerto Enrico, è morta subito, so' bravi tutti così.

Ma che fine fece Catherine, la moglie che ce la fece?
Finalmente potè sposare l'uomo che amava, Thomas Seymour, e vissero tutti felici e contenti.
Almeno fino a che pochi mesi dopo Thomas non fu accusato di averci provato con la principessa Elisabetta e Catherine non rimase incinta all'età di 35 anni per poi morire di parto.

Fine.

Ah no, scusate. Thomas dopo la morte di sua moglie viene giustiziato.

 Ma mi avevano detto che potevo andare in pensione!!! Già pensavo di passare più tempo con la mia signora.


Ora fine per davvero.





venerdì 31 ottobre 2014

Catherine Howard. la cugina di Anna Bolena

Caterina Howard era la decima figlia di sua mamma e la sesta di suo padre.
Vi ho confuso le idee anche solo per una frazione di secondo? Bene.
Essendo lei la decima figlia e suo padre uno di ventuno (no, dico, ventuno) fratelli, non si può certo dire che, nonostante il titolo nobiliare, sguazzassero nell'oro. Il padre tirava avanti la famiglia elemosinando soldi dai parenti più ricchi. All'età di sette anni, in seguito alla morte della madre, Caterina andò a vivere dalla Signora Agnes, ovvero sua nonna, nonché nonna dell'ormai defunta Anna Bolena, nella sua residenza del Sussex.
In un tentativo di coerenza con l'ambiguità del nome, la bandiera del Sussex sfoggia su sfondo blu la meraviglia di ben sei uccelli.

Nella dimora del Sussex, la cara nonnina Agnes ospitava diversi fanciulli e fanciulle dell'aristocrazia inglese, occupandosi della loro educazione. Quando la nonnina non guardava -che era spesso, essendo lei impegnata a trovare un modo per ritornare a corte- le ragazze facevano entrare nelle loro stanze i ragazzi, rendendo onore alla bandiera del Sussex. Ah, il patriottismo. In cambio venivano ricompensate con cibo, vino e doni. Ah, la prostituzione sotto mentite spoglie.
Insomma, Caterina ricevette nel Sussex un po' la stessa educazione che Maria Bolena aveva ricevuto in Francia.
 Non so se mi spiego.

Nel 1536, all'età di 13 anni, intrattenne una relazione con l'insegnante di musica.
Nel 1538 divenne l'amante del segretario della nonna, Francis Dereham, con cui decise di sposarsi, finché la nonna non lo scoprì.
L'anno seguente lo zio le trovò impiego come dama di compagnia dell'allora regina Anna di Cléves, con conseguente gioia della nonna che piazzava l'ennesima avvenente nipote nei dintorni del sovrano. Come previsto, considerata la passione di Enrico VIII per le dame di compagnia con meno della metà dei suoi anni, l'operazione di abbordaggio del sovrano fu un successo.
Catherine Howard con la sua aria da faina.

Il 6 gennaio del 1540 sposava Anna di Cléves.
Il 9 luglio del 1540 divorziava da Anna di Cléves.
Il 28 luglio del 1540 sposava Catherine Howard.
 Amore della nonna!

Nel 1541 Catherine cominciava una relazione con Thomas Culpeper, gentiluomo a corte, con l'aiuto di Lady Rochford, vedova dell'ingiustamente defunto George Bolena.
Come se ciò non bastasse decise di nominare suo segretario personale il segretario di sua nonna, nonché precedente amante.
 L'ingenuità della regina viene qui rappresentata nel suo stemma da quel pony bianco con l'aria stordita alla vostra destra.

La sua evidente mancanza di acume e la sua facilità di costumi faceva sì che la nuova regina, esattamente come sua cugina, non fosse molto amata. La servitù e diversi cortigiani cominciarono a mettersi in contatti con lei per ottenere dei favori in cambio del loro silenzio.Le voci arrivarono purtroppo fino all'orecchio del re.
Sa com'è, il palazzo è piccolo, la gente mormora.
Così il re furioso andò dalla signora Agnes con una domanda: “Ma sono tutte così le tue nipoti?”
Ma Agnes, che era sicuramente più furba della nipote, si difese disconoscendola e dicendo che oh, lei c'aveva provato ad allontanarla dalle cattive compagnie ma insomma, era sempre stata una ragazza problematica. Pensi che quando era piccola giocava sempre col cibo e tirava le trecce alle sue compagne.
Ma poi, Catherine chi?

Enrico non ci vide più.
RINCHIUDETELI TUTTI NELLA TORRE DI LONDRA!

Mentre i membri della famiglia di Catherine furono liberati dopo un anno, i due amanti di Catherine furono presi, imprigionati e torturati. Culpeper fu soltanto decapitato, mentre il povero Dereham venne impiccato e poi squartato. Le teste di entrambi furono esposte sul London Bridge per quattro anni, dal 1541 al 1545.
Giusto perché Enrico era un simpaticone.
Catherine nel frattempo fu imprigionata e cadde in una forte depressione.
Durante la prigionia l'arcivescovo Cramer ebbe pietà di lei e per aiutarla le disse: “Non ti preoccupare bambina mia, hai visto che Anna di Cléves si è salvata acconsentendo al divorzio? Appellati alla tua precedente promessa di matrimonio con Dereham, così il re ha una buona scusa per annullare il matrimonio e ti lascia vivere.”
Catherine, con quel suo acume che caratterizzava lei quanto i sassi, disse che assolutamente non c'era stato nessun fidanzamento e soprattutto nessuna consumazione.
“Ma lo sanno tutti.”
“Mentono!”
“Ci sono delle lettere a provarlo!”
“NON SO DI COSA STIATE PARLANDO”
“Per caritàdidddio acconsentite a questo benedetto annullamento del matrimonio e abbiate salva la vita!”

E fu così che al processo Catherine sostenne di essere stata violentata dal povero Dereham, pur in presenza di prove schiaccianti della loro relazione.
...
Quando le fu comunicato che sarebbe stata decapitata chiese che le venisse portato un ceppo per esercitarsi a metterci la testa sopra.
…
sì, la ragazza HA STUDIATO per la decapitazione.
…
Fu giustiziata all'alba del 13 febbraio del 1542, assieme alla povera vedova di George Bolena.

Non so voi, ma per me questo è un Darwin Award.


lunedì 27 ottobre 2014

MACheBElcasTellomarcondirondirondello(H)


Macbeth è una tragedia di Shakespeare, apparentemente la più breve, scritta all'incirca nel 1605-08 e sicuramente una delle più conosciute. In breve tratta di reali, complotti, profezie e di gente che si uccide in modo trucido solo per poter diventare re.
Aspetta un attimo... dove l'ho già sentita?

Ah, giusto!

Ma entriamo subito nel vivo della storia: siamo in Scozia e piove che dio la manda da giorni; ci sono lampi, tuoni, fulmini, vento che neanche a Trieste ed ecco che saltano fuori tre streghe. Sì! Tre streghe! Scozzesi! Le quali chiacchierando del più e del meno (in rima, ovviamente) decidono che il loro prossimo incontro avverrà dinnanzi al buon Macbeth. 
Ma chi è costui? 
Considerando che la tragedia ha il suo nome sarà un personaggio rilevante. 
Aaaah Shakerspearino, tu sì che sai come catalizzare l'attenzione del lettore! 

Gilderoy Allock nei panni di Macbeth

Egli è il barone di Glamis, che assieme al suo fido compare Banquo ha appena fatto un culo come una capanna alle forze di Norvegia e Irlanda. Finita la battaglia i due stanno gongolando felici quand'ecco che si palesa il re d'Inghilterra, Duncan, al solo scopo di lodare Macbeth per la sua prodezza in battaglia. 
Bravo ragazzo! *pacche sulla spalla ed altri incitamenti da uomi duri* 
Sìsì, bravo, ora però s'è fatta 'na certa e io andrei. 

Duncan sarà oggi interpretato dal presidente Snow di Hunger Games 

E niente, puff, sparisce dal punto in cui era venuto. 
Cambio di scena™
I due rimasti soli tergiversano; parlano della battaglia, del fantacalcio, di tipe, del nuovo gioco dell'xbox, di moto e del tempo: secondo te pioverà? Mah, bho. Sembra stia schiarendo. Eh però non lo so, sai come si dice "cielo a pecorelle...". Ma no, mica 'so pecore quelle... 
E così appaiono le tre streghe di cui sopra; le quali, dopo aver fatto le loro cose da streghe, annunciano a Macbeth delle profezie: UNO diventerai barone di Cawdor, DUE in futuro sarai re, TRE Banquo sarà capostipite di una dinastia di re, QUATTRO non correre con le forbici in mano.
 Inutile dire che le profezie numero due e tre sembrano apparentemente contrastanti, ma al momento non ce ne preoccupiamo, nulla da dire sulla quattro che mi sembra un'ottimo consiglio.
E puff, pure loro, spariscono dal punto in cui erano venute lasciando Macbeth e Banquo leggermente interdetti. 
Ma per poco, arriva infatti un messaggero ad annunciare al buon Macby che ta-dà ha appena acquisito il titolo di Barone di Cawdor e che quindi ommioddio la profezia era vera. 
Quindi potrò diventare re! Evviva! Pensa Macbeth, e quel punto decide che sì, le streghe dicevano il vero e da bravo ometto scrive alla moglie per informarla. 
Cambio di scena™ 
Signora Macbeth è a casa che sferruzza centrini in attesa che il suo amato ritorni, quand'ecco che arriva un messaggero e la donna legge la lettera. Segue monologo trito e ritrito di Lady Macbeth: voto 8, molto bello, ma anche basta! 
Dopo la lettera ecco che arriva anche Macbeth e i due finalmente si ritrovano. 

Ecco i coniugi Macbeth che fanno cose

La notizia che li raggiunge subito dopo è che - ma guarda un po' - Duncan sarà ospite a casa loro quella stessa notte e dunque, pensa Signora M., perchè non approfittare di questo splendido colpo di culo per far secco il re e far avverare la profezia delle streghe?
Eh, bell'idea, pensa Macbeth, e così la notte va in camera del re ed esegue. Pare giusto. Peccato che si prenda male subito dopo e vada a fare il piangino dalla moglie.
Oddiooddioddioddioddioddiochehoffatto dice piagnucolando a Signora M., la quale, dopo avergli fatto una carezzina, va a sistemare la scena del delitto.

Cià, levati che faccio io. 

Al mattino dopo arriva al castello il buon MacDuff il quale ha un pensiero splendido. Sono le otto del mattino, andiamo a dare il buongiorno al re. 
Chiaramente i due ne scoprono il cadavere e Macbeth per non saper nè leggere nè scrivere da la colpa alle guardie fuori dalla camera del re e le secca senza ritegno per fare in modo che non possano reclamare la loro innocenza. 
MacDuff non è tanto convinto, ma se lo tiene per sè. Gli eredi del re, dopo aver annusato l'aria che sapeva vagamente di marcio, decidono che forse è meglio levare le tende e scappano, vengono ovviamente sospettati e Macbeth diventa re.
Evviva. 
Fine. 





Sì, vi piacerebbe. 


Cambio di scena ™
Macbeth è re, ma non è contento; l'ultima profezia (quella per cui Banquo sarebbe diventato capostipite di una dinastia di re) un po' lo indispone. Decide quindi di far uccidere Banquo e suo figlio da due sicari. 
Banquo muore, il figlio scappa. 
Macbeth mio, t'ha detto male. 
Essì, perché il novello re a questo punto comincia a dare vagamente di matto. Al banchetto che viene organizzato successivamente Macbeth vede il fantasma di Banquo e la signora sua moglie, visto la piega che stanno prendendo le cose, decide di mandare via tutti. 
Il poverello va quindi ad interrogare ancora le streghe, le quali, essendo donne, danno un responso tutt'altro che chiaro. Ossia che lui rimarrà re perchè non potrà essere ucciso da nessun uomo "nato da una donna".
Ma Macbeth non è assolutamente rasserenato dalla profezia e decide che le cose da fare a questo punto sono poche: ammazzare anche Macduff. 
Manda quindi altri sicari al suo castello, ma lui non c'è, quindi nel dubbio fanno secchi moglie e figlio.

Non si era detto "niente donne e bambini?" 

Signora M. a questo punto comincia a percepire un vago peso sullo stomaco: segue secondo monologo famoso di Lady Macbeth. 
Cambio di scena™
MacDuff e Malcom (il figlio di Duncan) decidono di invadere la Scozia, soprattutto quando il primo scopre che la sua famiglia è stata brutalmente assassinata. 
Segue battaglia sanguinosa e probabile suicidio di Sciura M. 
A questo punto ci troviamo al momento clou: Macbeth e MacDuff si sfidano a duello. 
Ma io non posso essere ucciso da nessun uomo nato da una donna, gongola Macbeth, eh, ti piacerebbe, risponde MacDuff. 
Perchè sai, caro mio, io sono stato strappato dal ventre di mia madre prima del tempo, quindi non sono propriamente nato da una donna. Tiè. 


THE END

venerdì 24 ottobre 2014

La quarta moglie di Enrico VIII: Anna (quella furba).

In seguito alla morte di Jane Seymour, come abbiamo detto, Enrico entrò in una forte depressione: per due anni non ne volle sapere di donne. Si occupò solo del suo pargoletto, sviluppando una piccola ossessione che consisteva nel fargli pulire la stanza almeno 3 volte al giorno e non permettere a nessuno che non si fosse lavato prima di toccarlo.
Dopo due anni da vedovo decise però che era ora di trovarsi una nuova signorina da sposare, e così mandò in giro per il mondo i suoi ambasciatori con un ordine chiaro e preciso: “trovatemi una moglie. E che sia topa.”
Fu così che si fece avanti Guglielmo di Clèves, fece fare un bel ritratto alla sorella Anna e lo spedì a Enrico VIII con una letterina che diceva: “Mi hanno detto che stai cercando moglie. Io avrei giusto giusto una sorella minore che a 11 anni è stata promessa a Francesco I di Lorena ma che ora è single.”
E fu così che dopo qualche trattativa la giovane Anna, allora ventitrenne, venne promessa in moglie a Enrico VIII e ne fu resa partecipe solo a cosa fatta.

Nell'immagine Anna cerca di mantenere un contegno mentre pensa: "Enrico VIII? QUELL'ENRICO VIII?"

Fortunatamente alla corte di Clèves erano molto più lontani che altrove dall'emancipazione femminile e così Anna non potè imprecare in altre lingue che il dialetto tedesco dei Paesi Bassi, poiché quella era l'unica che parlava. Venne spedita in Inghilterra a sposare Enrico VIII che ormai, ricordiamo, aveva quasi 50 anni e non era certo uno splendore.
Come l'amata e troppo presto perduta Jane, Anna non era particolarmente civetta né particolarmente colta, dimostrava un certo contegno e aveva un carattere mite. Insomma, per Enrico VIII una donna i cui hobby fossero il taglio e cucito sembrava davvero perfetta.
Arrivò dopo tre mesi di viaggio (TRE MESI), dove dimostrando di non essere colta ma di essere sicuramente sveglia, decise di informarsi su quali fossero gli usi e i costumi della terra di cui sarebbe diventata regina entro breve.
Il primo incontro pare avvenne il 1 gennaio del 1540, quando durante i festeggiamenti per il Capodanno Enrico si introdusse di nascosto nella sua stanza, dove lei lo ignorò.
 Macchevvuole questo, che io sono qui a reggere i miei fiori e giocare con la mia arancia.

E lui reagì un po' come la volpe e l'uva: “BEH TANTO NON LA VOGLIO COMUNQUE”.
Il 6 gennaio si sposarono ma il matrimonio non venne consumato. Da un lato Enrico lamentava il fatto che non fosse assolutamente topa come gli avevano fatto credere con quel ritratto. Dall'altro invece Anna era convinta che il matrimonio venisse consumato ogni notte, quando Enrico le dava il bacino della buonanotte. E solo quello.

“Caro Cioè, sono diventata da poco regina di Inghilterra. Il re mi bacia sulla guancia ogni sera prima di andare a dormire. Sono incinta?”

Il tempo passava ma niente, Enrico VIII proprio non riusciva a consumare questo matrimonio a causa della scarsa avvenenza della povera Anna e così cominciò a sfogarsi altrove, per la precisione con Caterina Howard. Cugina di Anna Bolena. Sì. Io non credo che a questo punto serva ancora commentare.
Fu così che, invaghitosi dell'ennesima dama di compagnia, Enrico VIII decise di divorziare da Anna, attaccandosi al fatto che lei a 11 anni era stata promessa in sposa a Francesco I di Lorena. Il 24 giugno dello stesso anno del matrimonio Anna venne informata dell'annullamento, reagendo con un sospiro di sollievo. Visto che aveva fatto la brava e non aveva rotto le scatole, Enrico decise di ricompensarla dandole le proprietà un tempo appartenenti ai Bolena (di cui ricordiamo, frequentava una cugina di primo grado) e una rendita annua di 4000 sterline. Che ai tempi erano TANTE. Ma TANTE eh.

Dopo il divorzio pare che il rapporto fra i due rimase cordiale, a riprova del fatto che l'amicizia fra uomo e donna può esistere se fra i due non c'è attrazione fisica. Anna non si risposò e visse circondata dalla sua servitù. A me piace immaginarla a bersi mojito sul patìo della sua residenza di campagna seduta su un trono di monete d'oro, ma voi potete immaginarvela come volete.
Anna lasciava la sua residenza di campagna per andare a partecipare alle feste a corte, dove fece particolarmente amicizia proprio con Caterina, la nuova amante del re, con cui danzava tutta notte al posto del sovrano che ormai era troppo vecchio per farlo. * ammicc ammicc *.
Morì a 42 anni -ai tempi un bel traguardo-, lasciando un sacco di soldi alla servitù. 
E come se ciò non bastasse, questa è la sua lapide:
Ma tu guarda! E pensare che sono stata regina solo per sette mesi!

sabato 18 ottobre 2014

Pills: venerdì 13

Da oggi inauguriamo quello che la nostra mascottina Perlaporcella ha voluto chiamare Pills; ossia pilloline di sapere da sgranocchiare a colazione.
Oggi approfitteremo del fatto che ieri era venerdì 17 per spiegare del perchè e del percome questo giorno, unito a venerdì 13, sia considerato un giorno iellato.
Tanto per cominciare la motivazione che forse voi tutti conoscete come la più celebre: venerdì 13 è il giorno in cui un ragazzino con una maschera da hockey armato di motosega fece strage in un campeggio nel 1980...
Okeeey, scherzavo. Mamma mia come siete, nemmeno una battuta si può fare.


Torniamo a noi.
Tanto per cominciare i giorni prediletti alla sfiga sono sostanzialmente due: venerdì 13 e venerdì 17.
Il primo nella tradizione anglosassone, il secondo invece nei paesi di origine latina. Ma veniamo ora alla saggia spiegazione; così d'ora in poi potrete intrattenere i vostri amici alle feste con questo divertente aneddoto facendo pensare loro "e come sta quello che te l'ha chiesto?".
Per venerdì 13 le spiegazioni sono molteplici; tanto per cominciare il 13 è un numero sfigato fin da quanto Gesù si è messo in mente di avere 12 apostoli e non 11. Poi c'è da dire che il venerdì 13 è il giorno in cui (si suppone) sia stato crocifisso Gesù, data che desumo non abbia alcun tipo di riscontro oggettivo considerando che secondo noi è stato crocifisso venerdì 17 e in Spagna, Portogallo e Grecia di martedì 13. Apparentemente ognuno decide la data di crocifissione in base al giorno di sfiga designato; bene!
Allora io da oggi decido che Gesù è stato crocifisso lunedì 22, sappiatelo!
Altra ragione, che tendo a ritenere più attendibile, riguarda il massacro brutale e poco allegro dei templari in tutta la loro gioiosa stirpe. Infatti pare che un venerdì 13 del 1307, Filippo il Bello abbia dato l'ordine di sterminare l'intero ordine dei cavalieri templari per poi impadronirsi delle loro ricchezze.
...che poi vedi, ti dicono che non esistono più, poi uno va a Parigi, si prende un caffè e BOOOM, eccoli che saltano fuori a far cose, i templari...
Ma questa è un'altra lunga storia.
Ma passiamo al venerdì 17.
La prima avvalorata ipotesi riguarda il numero romano latino 17 che si scrive XVII che anagrammato diventa VIXI, ossia ho vissuto, quindi non vivo più, ergo sono morto. Perchè poi uno si debba prendere la briga di anagrammare un numero lo sanno solo loro.
Oppure si può fare riferimento alla Genesi della Bibbia; in essa infatti è indicato il diluvio universale (che come ben sappiamo costrinse Noè a portarsi in giro per mari un piccolo zoo abbandonando - bastardo - i poveri leocorni di cui adesso non possiamo deliziarci esclusivamente a causa sua) che pare ebbe inizio il 17 del secondo mese dell'anno seicentesimo della vita di Noè.
Secondo mese dell'anno seicentesimo della vita di Noè?
Ma che datazione è? Perfino i Maya avevano il calendario!